“Non posso ricordare. Ma quei momenti 
puri dureranno in me come 
in fondo a un vaso troppo pieno. 
Non penso a te, ma sono per amore tuo 
e questo mi dà forza. 
Non ti invento nei luoghi 
che adesso senza te non hanno senso. 
Il tuo non esserci 
è già caldo di te, ed è più vero, 
più del tuo mancarmi. La nostalgia 
spesso non distingue. Perché 
cercare allora se il tuo influsso 
già sento su di me lieve 
come un raggio di luna alla finestra.”
Rainer Maria Rilke

NIENTE

Conosco un posto
che non dice niente
dove
il mare
non vuole avere significato
il sole
non ispira nessuno
l’ombra
non rattrista
e la pioggia
– paradossalmente –
vuol dire tutto
e non vuol dire niente.
In questo posto
– proprio questo
tale e quale –
il mondo
della facoltà di non rispondere
si avvale.

“Di chi hai paura, imbecille? Della gente che sta a guardare? Dei posteri, per strano caso? Basterebbe una cosa da niente: riuscire a essere te stesso, con tutte le stupidità attinenti, ma autentico, indiscutibile. La sincerità assoluta sarebbe di per se stessa un documento tale! Chi potrebbe muovere obiezioni? Questo è l’uomo, uno dei tanti se volete, ma uno. Per l’eternità gli altri sarebbero costretti a tenerne conto. Stupefatti.”  Dino Buzzati

Di tutto
farò una cosa sola
né grande né piccola.
Un fiocco colorato
troverò
carta color pastello
dipingerò
per custodire polvere,
pensieri,
retroattività.
Saprò trovare
gesti
lenti e dedicati
piegando, per linee rette,
fogli, arricciando
nastri, finalmente,
nastri buffi e disordinati,
finalmente,
non singhiozzi.
Ciò che prima
smisurati tormenti
procurava
adesso sta chiuso
nel palmo di una mano
ché tutto è destinato
a disfarsi, ordinatamente.
Tutto.
M’affascina adesso
solo e solamente
quella linea d’ombra
dove riposa, inconsapevole, il mio incanto.
Io ero tanto più sereno,
prima,
senza questa infinita dispersione.
Tanto più leggero.
Leggero ed inconsapevole.
Felice ed inconsapevole ed incosciente e vivo.
E’ la fuga da un paradiso
velenoso,
ch’io son sempre stato altro,
peggiore forse, ma compiuto,
ed altro voglio essere, al fine.
Questo  via andare,
precipitosamente
sia – sì sia –
a te, esclusivamente,
dedicato.
La misura del nostro punto
d’incontro – io credo –
è il margine
che tratteggia un delicato, fragile
orizzonte sospeso
tra l’ansia
del compiuto
e lo stupore
del possibile.