Altrove

Che Venere s’inchini,
pur lucente, evocativa, lustra.
S’inchini, e con lei
luminosità, abbagli, tagli
di luce,
brillantezze,
capitolino.
Sfugga, quella stella,
sottraendosi,
alla sconfitta,
pietosa,
ritraendosi,
pudica,
taccia.
Non ho lettere
per riempire questo
vuoto, immenso sacrificio.
E m’affido, così
al sacrificio della luce.
Sia – la sua –
vergogna,
pudore,
rarefazione.
Abbia pietà del mio infinito,
infantile,
smarrimento.
Aspetti, dunque, questo cielo
d’autunno
a mietere vittorie
ché nuvole, pioggia e pianto
stanno serrate, in ordine,
ancora ferme,
testimoniando
la tua futura assenza,
essenza.
Assenza.
Essenza.
Vado a passeggio
incolume, se respiro
e respiro perché
genero distanza.
Dico “aspetto” , stasera
e penso:“muoio”.
Penso “muoio”, stasera
e dico: “altrove”.

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